Mi immetto in Via Tiziano Aspetti e proseguo verso Pontevigodarzere. In strada, all’Arcella, è pieno di prostitute. Ragazzette di tutti i colori. Mi fanno pena queste poverette, fuori al freddo, che aspettano. So che significa, e so anche che, in realtà, non aspettano più, non sperano più. Non possono permettersi il lusso di considerarsi ancora degli esseri umani: sarebbe devastante vivere la loro vita coltivando una simile convinzione. So che significa, ma ora io posso pretendere di essere trattata con maggior riguardo. Perché sono indispensabile.

Lo sono da sempre.

Lavoro a domicilio: parcheggio, in posizione defilata, la mia BMW coupé sul marciapiede ed entro dalla porta di servizio; che, solitamente, viene lasciata appositamente aperta. Per me. In ogni caso, sono in possesso di svariati passepartout universali, telecomandi e tessere magnetiche. Eh… Signori miei! I tempi cambiano. Non sono mai stata un’anticonformista, anzi, ma le novità fanno sempre comodo. Soprattutto con una professione come la mia. Al pappone stronzo non va mica tanto bene, pensa che sono esagerata con tutte queste esigenze, queste pretese.

Io, che mi ammazzo di straordinari in questo periodo, per riparare ai suoi errori, disguidi, ritardi, perché nessuno si lamenti dell’organizzazione; che sono la sua serva, cuoca, segretaria, amante per tutto l’anno; che gli riordino la casa, cucino pranzi e cene, fisso gli appuntamenti di lavoro… e lasciamo pure stare il resto. E come va a finire? Lui fa sempre bella figura, quella della persona per bene (e sì che il viso rubizzo, il ventre prominente, tutti quei capillari rotti parlano da soli) e io quella della puttana. Ha ha! Ma gliel’ho detto chiaro e tondo: io con una scopa Pippo, un mocio Vileda o un catturapolvere Swiffer non mi ci posso più vedere. Se non altro, per una questione di dignità: che cazzo di nomi.

Ma queste sono agevolazioni che ho conquistato dopo anni, secoli di nottatacce come questa. Ne ho il diritto.

Apro la portiera, scendo dalla mia BMW. Il mio tacco dodici, spuntato, penetra, sprofonda nella neve gelata.

Delirio d’onnipotenza.