Superciuk, nato sulle pagine di Alan Ford grazie al genio di Magnus & Bunker, è diventato parte integrante dell’immaginario collettivo italiano. Un articolo per celebrare un vero mito e, soprattutto, un’epoca irripetibile per il fumetto italiano.

Superciuk: un antieroe Sugarpulp

Correva l’anno 1971. Era agosto e faceva caldo. Tanto caldo. Erano gli anni in cui le città d’agosto si svuotavano: a quei tempi quando si parlava di ferie si parlava di qualcosa che durava come minimo tre settimane. Se restavi in città d’agosto eri fottuto: era tutto chiuso.

Altro che gli striminziti settegiorniseinottituttocompreso a cui siamo costretti oggi. A quei tempi non esistevano le fumetterie, tranne qualche rara eccezione. L’edicola era il sancta sanctorum dei fumetti italiani: trovavi tutto lì.

E proprio in quell’afoso agosto ’71 nelle edicole italiane usciva un albo destinato a segnare la storia del fumetto italiano: Superciuk.

Si trattava del numero 26 di Alan Ford, serie scritta da Max Bunker (alias Luciano Secchi) e disegnata da Magnus (alias Roberto Raviola).

Con quello storico numero Alan Ford si trasformò in un fenomeno di costume: da serie di culto divenne un fenomeno di massa, fenomeno che dura tutt’ora (con alti e bassi) dopo più di 40 anni di onorata carriera.

Superciuk: un antieroe SugarpulpSuperciuk è il primo capitolo di una trilogia che non ha niente da invidiare ad altre celebri trilogie decantate dai critici, da Guerre Stellari alla trilogia dell’anello (si, sto proprio parlando di Tolkien).

Dopo Superciuk infatti uscirono La minaccia alcolica (Alan Ford 27) e Il fiasco spezzato (Alan Ford 28), due albi altrettanto straordinari.

Non ci sono dubbi: Superciuk è stato l’antesignano dei grandi antieroi moderni pulp. Un vecchio spazzino alcolizzato che decide di rubare ai poveri per dare ai ricchi, un supereroe del male con una fiatata alcolica mefitica come superpotere, uno che va contro tutte le regole buoniste e politicamente corrette e che, ironia della sorte, viene fermato soltanto dal Gruppo T.N.T., la più scalcagnata agenzia di agenti segreti della storia del fumetto.

Si perché parliamoci chiaro: i “buoni” qui non esistono. Non ci credete? Bene, ecco allora una rapida carrellata dei nostri eroi: Sua Eccellenza il Numero Uno è un vecchiaccio taccagno, infido e perfido; il Conte Oliver è un ladro senza vergogna; Bob Rock (il grande, grandissimo Bob Rock!) è un nano iroso e meschino; Cariatide e Geremia sono due vecchi parassiti ed egoisti; Grunf un povero diavolo mezzo rincoglionito. Resta giusto Alan Ford, una sorta di Candide moderno.

Questi dunque sarebbero i buoni, niente da stupirsi se alla fine i cattivi sono gente come Superciuk: applaudito ed amato dai ricchi che lo considerano il loro unico baluardo nei confronti di una teppaglia arrogante, colpevole di non voler accettare il suo ruolo di sconfitta dalla storia. Si potrebbero fare mille paragoni con la cronaca di oggi, ma qui si sta parlando di fumetti.

Superciuk: un antieroe SugarpulpAd ogni modo con questa trilogia Max Bunker & Magnus dimostrano una ferocia ironica e una genialità satirica senza pari: ribaltano ogni regola, se ne sbattono di tutto e di tutti e raccontano una storia clamorosa, di quelle che fanno epoca.

Una storia corale che ti fa ridere a crepapelle ma che allo stesso tempo dipinge una società spietata e senza vergogna, una società in cui contano soltanto potere e denaro.

Ecco perché Alan Ford risulta di un’attualità disarmante: in questa serie straordinaria è possibile ritrovare ancora oggi quest’Italia che non cambia mai, che resta sempre quella che piange il morto per inculare il vivo, l’Italia del volemose bene.

Prima di questo storico numero 26 il ciclo di Alan Ford aveva presentato altre storie memorabili, penso a BoyscoutL’albero di NataleSogno di una notte di mezzo inverno… ma la trilogia di Superciuk le batte tutte: è con questi tre albi che Alan Ford entra di forza nell’immaginario collettivo di un’intera generazione, e forse in più di una.

La collaborazione tra Max Bunker e Magnus si fermò al numero 75, Cala la tela per Superciuk (come vedete il nostro è sempre presente), ma quei 75 numeri restano tutt’oggi fumetti di un valore assoluto.

Dopo ci sono state tante altre avventure per il Gruppo T.N.T, che nel corso degli anni ha sempre mantenuto la sua carica iconoclasta e la sua ferocia satirica, ma la magia di quei primi 75 capolavori non si è più ripetuta.

Poco male: ripenso ad una delle tante magliette di Grunf, ad una delle mille telefonate del Conte al suo ricettatore di fiducia Bing, al Numero Uno che sfoglia la sua agendina nera o a Bob Rock che porta il Cyrano in missione e mi faccio una bella risata.

A me Superman è sempre stato un po’ sulle palle: preferivo Superciuk.

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