Tempesta maledetta, la recensione di Linda Talato del romanzo di Alex Connor pubblicato da Newton Compton Editori.

Tempesta maledetta, la recensione di Linda Talato del romanzo di Alex Connor pubblicato da Newton Compton Editori.

Ti conosco da prima di adesso. E dopo adesso. Ti conosco. In questo mondo e liberi da esso.

Torna Alex Connor, in piena pandemia, e ci regala un thriller dal ritmo incalzante dove la storia si divide in due ambientazioni: da una parte il ventunesimo secolo, Venezia, Londra e New York afflitte dal Coronavirus, dall’altra, invece, il sapore senza tempo di una Venezia nel 1500, dove imperversa la “morte nera”, la peste.

Il pittore Giorgione e la sua musa Florenza, da un lato, tre donne prive di scrupoli e due commerciarti d’arte assassinati, dall’altro. Al centro della narrazione c’è un dipinto trafugato: Tempesta, appunto, la celebre opera di Giorgione datata intorno al 1502-1503 che raffigura una donna, la cingana o zigagna, intenta ad allattare il suo pargoletto mentre un soldato la osserva poco lontano. Sullo sfondo, un cielo trafitto da fulmini.

Il dipinto, commissionato da Gabriele Vendramin, secondo l’interpretazione che ne fornisce la Connor raffigura proprio l’amante di quest’ultimo, Florenza, che diventerà l’amore perduto e tormentato di Giorgione, al secolo Giorgio Barbarelli da Castelfranco, celebre artista che morì di peste nel Lazzaretto Nuovo e di cui oggi non c’è alcuna lapide a marcare la tomba, come ci spiega l’autrice sul finale, fornendoci anche un ritratto dello stesso.

Riesco a vederti, Florenza, in piedi di fronte a me. Sorridente, due lievi fossetto ai lati della bocca. Le ho dipinte, nel mio ritratto, La Tempesta. Ho preso un pennello con non più di una dozzina di setole e l’ho estratto dalla terra d’ombra mischiata all’olio di semi di lino e poi ho sfiorato la tela. Un movimento appena, ma sufficiente ad accennare ciò che la natura ti ha donato.

Amore e morte

Amore e morte, dunque. Ma anche amore e arte, amore e rancore, quello di Lily Schiele, il giglio, l’amante, o meglio, una delle donne di Thomas Middleshaw, commerciante d’arte malato di Covid ma ucciso barbaramente con della vernice. In tutto ciò dovrà indagare una nostra vecchia conoscenza, Gil Eckart, investigatore privato esperto d’arte che già avevamo incontrato in Cospirazione Caravaggio e che dovrà combattere contro un killer in carne e ossa, ma anche contro uno invisibile: il virus, appunto.

Non ci saranno più le guerre di una volta, i carri armati a passare sul filo spinato, o eroici aeroplanini fatti esplodere in cielo. È una battaglia da codardi, da vili nemici sconosciuti.

Tempesta maledetta tra passato e presente

Con questa sua penultima fatica edita da Newton Compton (l’ultima è I Cospiratori di Venezia, seguito de I Lupi di Venezia), la Connor si divide tra due storie, una che affonda le radici nel passato, l’altra che ci parla delle paure attuali, delle incertezze dell’oggi, flagellato dalla pandemia tutt’ora in corso.

È inevitabile, per il lettore, cercare delle analogie con quel passato, riconoscere uno schema che si ripete, anche a distanza di secoli, e un’umanità che tende a dividersi sempre tra speranza e paura, tra fede e panico.

Sembra esserci un ritmo nelle morti. La mattina presto, all’alba, si sentono i lamenti, gente che strilla, prega, alcune grida, alcune sprezzanti bestemmie, e poi si iniziano a sentire i carri. Soldati, monaci, alcuni preti, vengono tutti a raccogliere i cadaveri sui cavalletti di legno che sono macchiati di sangue e fluidi corporei. Li puoi sentire arrivare a una porta, bussare, aspettare, e, qualche istante dopo, ecco il rumore delle ruote che si allontanano sul selciato. Altri arrivano per sprangare le porte delle case in cui tutta la famiglia è appestata. Li senti bussare incessantemente e gridare di liberarli mentre il legno viene inchiodato all’entrata. Quando dipingono la croce rossa, non producono alcun rumore, anche se riesco a immaginare le setole dei pennelli che si piegano mentre imprimono il loro messaggio sulla porta sprangata.

Giorgione verrà nascosto e salvato dal medico Fonte. Per Gil Eckart, invece, si profilerà un destino diverso: dovrà uscire tra le strade deserte, dove solo chi è munito della famosa autocertificazione può circolare, e scovare un assassino che sembra impalbabile e invisibile proprio come il virus.

Lo ammetto: il protagonista non è tra i miei preferiti, personalmente lo trovo abbastanza scialbo e prevedibile e credo che le storie della Connor ne abbiano conosciuti di migliori, ma è comunque credibile e si intona bene con la trama, con il clima e con le disavventure che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere, nostro malgrado. 

Un thriller storico romantico e melanconico

Il ritmo è incalzante, la scrittura fluida e Alex riesce a trovare un buon compromesso tra la necessità di azione che richiede la trama, gli approfondimenti psicologici sullo stato d’animo dei personaggi e quel non so che di nostalgico per un passato che ci accomuna e che, oggi, sembra più attuale che mai.

Se I lupi di Venezia aveva un tono decisamente noir, che devo ammettere non mi aspettavo da Alex, sempre così ironica e spumeggiante, Tempesta Maledetta e decisamente più romantico e melanconico.

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