Sei pezzi facili su Tenet. Carlo Vanin si tuffa nell’universo quantistico per raccontare l’ultimo film di Christopher Nolan.

“Ma voi mettete la parola ‘quantistico’ in tutte le frasi?” (Antman and the wasp)

1. La funzione d’onda di Tenet non collassa mai, neppure dopo l’osservazione

“La meccanica quantistica non mi piace, e mi spiace di averci avuto a che fare.”  (E.Schrödinger)

È ovvio che Tenet sia in una sovrapposizione quantica. Come il povero felino inscatolato nel celebre esperimento mentale di Schrödinger è sia vivo che morto e solo osservandolo possiamo fissarlo in uno stato, così Tenet, finché non lo guardiamo, potrebbe essere una cagata o una genialata.

Ahinoi, anche se ci sarebbe piaciuto volentieri lasciarlo in uno stato indeterminato, abbiamo voluto aprire la scatola prima che le speculazioni e gli spoiler sul film occupassero tutto lo spazio social possibile (riuscendoci solo in parte) e abbiamo scoperto l’ulteriore, affascinante proprietà: anche dopo aver aperto la scatola, non sappiamo se il film di Nolan sia una cagata o una genialata.

Probabilmente, a differenza del gatto, Tenet è un oggetto teorico che intrinsecamente esiste in due stati sovrapposti senza annichilirsi.

Accettando la teoria del multiverso, però, alcuni dati sperimentali ci mostrano un terzo stato completamente virtuale. Si tratta dello stato: “Ma sì, dai, è un film. Ha un po’ fatto pipì fuori dal vaso ma te lo puoi vedere. Che c’è per cena?”. Ripetiamo: si tratta di un terzo stato ancora non rilevato in natura, ma statisticamente possibile.

ESERCIZIO: Scrivi la trama di Tenet sulla spiaggia, poi fa’ in modo che il mare la cancelli e dimostra che il film esiste ancora.

2. Christopher Nolan potrebbe essere una proiezione quadridimensionale di Michael Bay

“La matematica può esplorare la quarta dimensione e il mondo di ciò che è possibile, ma lo zar può essere rovesciato solo nella terza dimensione.”  (Lenin)

La molteplicità di dati che Tenet ci schizza in faccia a più riprese, a volte con violenza, a volte tenendoci saldamente per i capelli, ci ha fatto raggiungere un’altra conclusione sperimentale che trascende il campo d’esistenza del film e attinge direttamente all’ontologia del suo creatore, il regista Nolan. 

Durante i titoli di coda, dopo esserci puliti la faccia dai dati, mischiandoci a una coda di persone frastornate in cerca dell’uscita della sala, la conclusione più ovvia ci è saltata alla mente. Il mistero dell’esistenza di Tenet e le sue particolari proprietà si potrebbero spiegare con una nuova sovrapposizione, o meglio: con una proiezione. Il ché, trattandosi di un film, sembrerebbe avere senso.

Come nel finale di una puntata di Scooby-Doo, se postuliamo che Christopher Nolan sia un ipercubo quadridimensionale e lo proiettiamo in un universo tridimensionale, lo vediamo istantaneamente togliersi quella maschera rassicurante da londinese amichevole, rivelando il ghigno dollarofago di Micheal Bay.

È possibile che Nolan stia agli intellettuali come Michael Bay sta ai nerd, ovverosia crei specchietti per allodole cercando di estendere il proprio campo d’esistenza?

Vale a dire: è possibile che la quarta dimensione di Nolan, quell’esoterico “intellectacle” ventilato dalle colonne del New York Times, sia in realtà solo un’evoluzione dimensionale del fatto che non si capisce nulla di come si trasformano i Trasformers nell’omonimo blockbuster di Bay?

E ancora: siamo certi che l’intera argomentazione teorica che sta alla base di Tenet non sia il corrispettivo di un franchise anni ’80 per Bay?

La questione è aperta e le conclusioni, dato l’argomento, non sono facili da raggiungere. Lungi da noi ridurre indiscriminatamente il lavoro di Nolan a fuffa di pregio, pur tentati da qualche indizio. Ci conforta l’idea che l’unico che abbia mostrato Krang in un film sulle Tartarughe Ninja (cosa che molti di noi aspettavano da Il segreto di Ooze) sia stato in realtà Bay e sì, forse ci si può anche accontentare, anche quando la tentazione di partire con una crociata è tanta.

Sta di fatto che l’emozione straziante che abbiamo provato quando Optimus Prime (ma noi lo chiamavamo Commander) ha incontrato il suo destino nel film tratto dal cartone animato e la sensazione epifanica di essere più vicini a una comprensione superiore leggendo La strada che porta alla realtà di Penrose sono cose nostre e solo nostre, lontane anni luce dalla poetica dei due registi, più interessati alla costruzione di macchine cinematografiche che a parlare dei momenti topici delle nostre esperienze fondamentali di esseri umani senzienti.

ESERCIZIO: Trova le similitudini tra un cubo di Energon e l’algoritmo di Tenet

3. Tenet funziona come un buco nero. Se ne superi il suo orizzonte degli eventi non potrai più fuggire dalla sua gravità, se non sotto forma di radiazione social. Per facilità, chiameremo queste radiazioni “recensioni”

“Niente supera quell’orizzonte. Neanche la luce. La risposta è lì, ma non c’è modo di vederla” (Interstellar)

“I buchi neri non sono così neri come li dipingono” (S.Hawking)

Nolan conosce bene i buchi neri, tanto da espandere le teorie di Hawking con questo postulato: se entri in un buco nero gridando “Geronimo”, non solo non vieni spaghettificato, ma arrivi proprio dietro a una libreria dove, per farti soccorrere, non dovrai fare altro che mettere in disordine i libri. 

Chi meglio di Nolan, quindi, può creare un buco nero filmico? Una volta catturati dal pozzo gravitazionale di Tenet, infatti, non si può più scappare.

Tenet è una sorta di cognitive hazard, un po’ come il basilisco di Roko.  Appena ne sei a conoscenza (leggi: vedi il trailer) non potrai che andarlo a vedere. 

Dopo averlo visto, non importa che lo consideri una cagata o una genialata, seguirà dibattito alla casa del popolo Majakovskij che noi tutti portiamo nel cuore.  Se sei nella condizione di averlo visto da solo, fermerai le persone per strada per parlarne, chiamerai parenti lontani, ti sposerai persino, pur di strappare dal processo dialettico qualche stilla di comprensione.

Nell’economia di un sistema a variabili complesse come il mercato cinematografico, questo è un dato di estremo interesse, da tenere in considerazione qualora si volesse portare la disanima di Tenet a un livello (ancora) più profondo. 

Un gruppo di studio del PETL (Paga E Ti Laurei) di Cambiago ha proposto un’interessante teoria in grado di spiegare la titanica gravità di Tenet postulando che non sia stato Nolan a ideare il film, ma bensì noi spettatori nel futuro. I nostri serrati dibattiti, i nostri postulati, i nostri studi, le recensioni, in qualche modo, si sono invertiti e hanno raggiunto la pellicola, imprimendocisi.

Alternativamente, si potrebbe anche dire che le nostre discussioni in merito a Tenet siano un ologramma generato dalla superficie piatta dello schermo cinematografico, e fra film e analisi critiche (ammesso che siano effettivamente due entità separate) ci sia un legame biunivoco che trascende la dimensione temporale.

Per assurdo (ma neppure troppo) dovrebbe essere Nolan a pagarvi, non il contrario.

ESERCIZIO: Dimostra che se smetti di parlare di Tenet e scriverci recensioni, il film scompare. (Eccetto che non potrai dimostrarlo, dato che se il film non esistesse, noi non avremmo mai scritto queste righe, tu non le avreste lette e insomma, ci siamo capiti. Per cui non fare i compiti per casa e vai a bere una birra. Meglio due. Poi tra l’altro questo implica che il paradosso del nonno sia vero, ma Nolan, con la voce di Pattinson, ci dice “anche no, se consideri il multiverso” quindi non saprei neppure che esercizio potrei farvi fare)

4. Tenet è un sistema complesso in cui la somma delle parti è sempre minore del tutto

“Se non puoi spiegarlo in modo semplice, non lo capisci abbastanza bene” (A. Einstein)

“Se riuscissi a spiegarlo alla persona comune, non avrei meritato il Premio Nobel” (R.Feynman)

Mentre scrivo, Google sta ottenendo la supremazia quantistica grazie a Sycamore, il computer quantistico che recentemente è stato in grado di calcolare una molecola di diazina. 

Ebbene, pare che alcuni scienziati cinefili di Giacciano con Baruchella abbiano dato in pasto Tenet a Sycamore e il risultato è che, mentre per la prima oretta il buon processore aspirante Dio non abbia avuto poi tanti problemi, durante la scena dell’interrogatorio ai tornelli (e seguente inseguimento invertito) abbia dato prima segni di voler fare una pausa cicca, per poi rinunciare completamente e scrivere solo: “vado a cercare degli schemi in internet, poi vi faccio sapere cosa ne penso, magari scrivo anch’io una recensione” (cfr. pezzo n° 3). Prima di spegnersi, ha aggiunto pure: “Comunque Memento l’avevo capito”. 

Per riuscire a comprendere meglio alcune sezioni di Tenet, un gruppo di operatori scolastici del Caltech ha analizzato il film a spezzoni, cercando di lavorare sulla parte e non sull’intero, poi li hanno rimessi assieme e, stranamente, il film ha perso cinque minuti di montato totale. Dove erano finiti quei minuti? Ripetendo l’esperimento, i collaboratori scolastici (coadiuvati da Will Hunting, genio ribelle) hanno notato che il film, ogni volta che veniva spezzettato e rimontato, perdeva cinque minuti. Alla fine degli esperimenti, i nostri sono arrivati a un singolo spezzone fondamentale, un quanto indivisibile, quello in cui un personaggio del film dice: “Non puoi capirlo, devi sentirlo”.

“Ah ecco, sapevo che c’era il bidone” è stato il commento di Will Hunting.

ESPERIMENTO: All’esame di Analisi 2, dopo aver risolto un’equazione impossibile dicendo “2 e mezzo” dì al professore dubbioso: “Non cercare di capirlo, sentilo”

5. Nolan non solo gioca a dadi, ma li getta in un posto che non c’entra nulla col film: sul quadrato del Sator

“Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus e se possibile ben cotto.” (U. Eco, durante la celebrazione della laurea)

“Tityre tu patulae recubans sub tegmine fagi”  (l’unica cosa che ti ricordi del classico)

“Siete d’accordo? Vi è piaciuto il riferimento a Grumbholdt? Indovinate un po’, l’ho inventato! Siete proprio i figli di vostro padre. Pensate con la vostra testa, non siate delle pecore!” (Rick Sanchez)

Sator arepo tenet opera rotas. L’oligarga Sator, il pittore Arepo, l’organizzazione Tenet, l’opera di Kiev, i costruttori Rotas.

A quanto pare il quadrato magico e misterioso del Sator, enigma storico che appare nei luoghi più impensati, forse come invocazione apotropaica, forse come paternoster anagrammato, è un indizio che può aprirci nuovi mondi interpretativi legati alla pellicola.

Una teoria fantasiosa, ma universalmente accettata nei karaoke di Osaka, vuole che Nolan sia davvero in grado di praticare l’inversione grazie ai suoi personali tornelli ben dissimulati nella metropolitana di Londra. La teoria vuole che sia stato proprio lui, in effetti (o un suo collaboratore) a disseminare i famosi quadrati Sator in giro per l’Europa.

Perché l’avrebbe fatto? Gli studiosi sono concordi nella risposta: boh!

Per cui questi tanto decantati meravigliosi mondi interpretativi legati alla pellicola rimarranno inaccessibili, come dimensioni ripiegate su se stesse, oppure come schiuma da barba su una fetta di torta in una fotografia pubblicitaria. Sembra gustosa panna montata, ma se l’assaggi…

ESERCIZIO: scrivete un racconto su un cuoco stellato che si innamora di una cuoca da osteria e seminate dovunque i versi di “meriggiare pallido e assorto”, poi chiamate il racconto “cocci di bottiglia” e rimanete in attesa dei boccaloni che cercheranno (e troveranno, anche se voi non li avete messi) contatti tra la poesia e il racconto.

6. Tenet non è continuo, ma granulare

“La verità si nasconde sempre nella semplicità, e non nella complessità e confusione delle cose” (I.Newton)

“Batman nella notte/si prende molte botte” recitava una celeberrima filastrocca infantile, ricordando forse lo storico evento in cui Bane spezza le verterbre S5-L1 al cavaliere oscuro e lo ficca nel Pozzo. A suon di cartoni sulla schiena, il buon Wayne si riprende, esce dal Pozzo… ed è subito a Gotham qualche scena dopo.

Ora Gotham è in America, da qualche parte nel New Jersey. Il pozzo da qualche parte in Marocco, o comunque in un paese arabofono. Come ha fatto un tizio male in arnese, senza un quattrino ad arrivare dalla “parte antica del mondo” a Gotham? (Ok, non proprio senza un quattrino: è sempre Bruce Wayne, ma immagino non avesse con sé carte di credito). 

Non è interesse di Nolan spiegarlo, dato che il suo è un classico esempio di cinema granulare. Ovverosia, quel genere di poetica registica per cui dal punto A si passa al punto B senza spostamento e non c’è neppure una misera sovrimpressione che può aiutarci. Tenet è l’epitome di tutto ciò. 

L’unico mezzo in cui vengono effettivamente effettuati spostamenti (a quanto ci è dato capire) è uno stilosissimo vascello AHTS che, nella sua funzione principale, non serve per trasportate passeggeri. I restanti mezzi sono carne da cannone. Aerei? Servono per fare buchi negli aeroporti. Treni? Mura di uno studio dentistico improvvisato. Auto e mezzi stradali? Attrezzi da scasso. Catamarani? Allungano il brodo narrativo con stile. Yatch? Salottini di lusso i cui parquet, mi raccomando, vanno sempre lavati.

Mumbai, Oslo, Tallin, Capri, Kiev, il Vietnam, la Russia profonda… tutto è raggiungibile immediatamente, in un batter d’occhio, come in un gigantesco spot per l’edizione “Mondo” della Lonely Planet. Si potrebbe derivare perciò che il più grande potere fantascientifico che mostra il film non è l’inversione, ma il teletrasporto.

La cosa potrebbe finire qui, con una noticina spassosa comune a qualsiasi film di James Bond (è stato provato in altre sedi che Tenet è in entanglement quantistico coi film di 007) se non che come è in cielo, così è in terra, il piccolo influenza il grande e l’intera struttura di Tenet è parcellizzata, quantizzata, discontinua. 

Insomma, già il film è un puzzle, ma Nolan, siccome gli pareva ancora troppo facile, ha ridotto tutte le tessere del puzzle a quadratini privi di punti d’incastro, in modo che per metterli assieme si debba faticare il decuplo. Nella prima, spettacolare scena all’opera, a ogni taglio corrisponde un’informazione in più e il povero spettatore, frastornato dal superbo dinamismo delle immagini, tenterà di mandare a memoria una mole di dati in perenne crescita.

L’intenzione è chiara: Nolan ha creato una palestra per la mente, ma non aspettatevi ginnastica dolce, ma bensì spinning nel cemento a presa rapida. La cosa positiva è che è stato dimostrato da un gruppo di ricercatori del dopolavoro ferroviario di Settebagni che se capite Tenet, diventate immediatamente più intelligenti ma, ahimè, perdete circa dieci anni di vita.

Leggete questa sceneggiatura:

Mamma e bambina. // Nella foresta due occhi iniettati di sangue spìano. // Una vecchietta rantola malata. // Occhi ferini spìano dalla finestra di una casa. // Rosso. // Bambina e vecchietta parlano. // Un uomo col fucile spara.

Be’, la storia l’avete riconosciuta, perché è presente da secoli nell’immaginario collettivo, scritta come l’avrebbe scritta Nolan. Tenet, però, pur collegato decisamente agli spy-movie e, in misura minore, ai film di fantascienza inerenti ai viaggi temporali, pur non sfuggendo dalle regole del viaggio dell’eroe, non è proprio la favoletta della buonanotte. 

Ammettendo quello che molti affermano, e cioè che Tenet non abbia problemi di scrittura, allora siamo nel palese caso di narrativa ergodica, (come in Casa di foglie di Donaldson o i Calligrammi di Apollinaire). Il problema è che mentre la linea del tempo nella lettura può andare indietro e avanti (leggi: se non capisco posso tornare indietro), in un film non puoi tornare indietro, al cinema almeno. 

A meno che, ovviamente, non si sia in possesso dell’inversione o si aspetti l’uscita in streaming del film. Per l’occasione, le piattaforme di streaming stanno preparando dei tasti multimediali che interrompono la visione a ogni taglio chiedendo: “Sei sicuro che vuoi andare avanti? Hai capito bene? Vuoi che torniamo indietro e te lo faccio rivedere?”

In questo, probabilmente Tenet presenta un paradosso sesquipedale: è cinema da grande sala a tutti gli effetti, ma l’unico modo per fruirlo decentemente è tramite lo streaming.

ESERCIZIO 1): Dimostrare che esistono infiniti numeri primi p  tali che anche p +2 sia un numero primo con una luce stroboscopica puntata in faccia, i Meshuggah che ti pompano nelle orecchie e un energumeno che ogni due minuti ti tira un pugno alla base del collo

ESERCIZIO 2) Guarda tutta la serie Dark sul Blue Tornado di Gardaland

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