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The Free, la recensione

The Free, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo di Willy Vlautin pubblicato da Jimenez Editore.

The Free, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo di pubblicato da Jimenez Editore.
  • Titolo: The Free
  • Autore: Willy Vlautin
  • Editore: Jimenez
  • Pagine: 256

Ho scoperto Willy Vlautin qualche tempo fa con La ballata di Charley Thompson ed è stato amore a prima vista.

L’autore americano sa raccontare l’America degli ultimi con un tocco delicato ed essenziale. Storie di persone in lotta con le difficoltà quotidiane, tra relazioni precarie e grattacapi interiori. Uomini e donne che trovano la forza per andare avanti, nonostante tutto, come i personaggi che gravitano attorno all’ultimo libro edito in Italia da Jimenez, dal titolo The Free.

La storia

Sono tre i protagonisti della storia. Leroy è un veterano finito in Iraq suo malgrado e tornato dall’esperienza con un trauma psicologico e fisico che lo spinge a tentare il suicidio.

Alloggia in una casa famiglia per disabili dove lavora Freddy, un uomo mite e generoso ma affogato dai debiti. Per sostenere le spese mediche della figlia e pagare le bollette di una casa troppo grande in cui vive solo si divide tra l’impiego come commesso in un emporio di vernici quello nella struttura di accoglienza. Sarà lui ad assistere per primo Leroy dopo il gesto estremo.

Pauline è invece l’infermiera che lavora nell’ospedale in cui viene condotto l’ex soldato. È una donna schiva, totalmente dedita al lavoro e all’assistenza del padre depresso. 

Dentro questo piccolo quadro di partenza, Vlautin costruisce un mondo fatto di aspirazioni soffocate, sogni repressi e decisioni sofferte.

I tre protagonisti osservano la vita da un oblò, affondati dai sensi di colpa. Il reduce Leroy, si rifugia in una realtà onirica, incapace di accettare i segni che la guerra ha lasciato sul corpo e sull’anima. Voleva perdersi dentro se stesso. Voleva scomparire dal mondo.

Sogna così di finire in un’avventura distopica, in fuga da uno squadrone della morte insieme alla compagna Jeanette (un espediente con cui l’autore critica la società americana, dedicata al culto dell’individualismo estremo). 

Freddy, esasperato dai debiti e dalla necessità di provvedere alle figlie che vivono lontano da lui, si mette in affari loschi con un vecchio amico.

Pauline, sempre più coinvolta emotivamente dai pazienti, passa il tempo libero a bere davanti alla tv, quando non si lascia andare a incontri di una notte con sconosciuti. 

Intorno a loro affiorano alcuni personaggi appena tratteggiati ma deliziosi: la venditrice di ciambelle che consola Freddy con i suoi donut caldi; Darla, la madre di Leroy, impegnata a leggere al figlio storie di fantascienza che ha sempre amato; la moglie del meccanico che aiuta Freddy a rimettere in moto il vecchio furgone. Tutti dotati di grande umanità.

A volte, anche le situazioni più disperate possono incontrare un barlume di speranza. I tre protagonisti, nel corso del romanzo, scopriranno un motivo per dare una svolta alla loro esistenza.  

Leroy darà un finale alla sua avventura immaginaria, Freddy avrà un’occasione per riavvicinarsi alle figlie mentre Pauline, prendendo a cuore la situazione di una giovane vagabonda ricoverata per abuso di eroina, comincerà ad affrontare la vita con maggiore intraprendenza.

Non c’è un lieto fine in The Free

Non siamo di fronte a storie a lieto fine, non sarebbe giusto nei confronti dei personaggi e dei lettori. Ma ognuno dei tre avrà modo, non senza sacrifici e scelte sofferte, di uscire dal tapis roulant su cui camminavano senza andare da nessuna parte. 

Un romanzo convincente, da leggere ascoltando proprio qualcosa di Willy Vlautin.

Per chi non lo sapesse, l’autore americano è stato il leader dei Richmond Fontaine e ora membro dei Delines. Non c’è colonna sonora più adeguata. 

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