The Head, recensione

The Head, la recensione della nuova serie Amazon

The Head, giallo tra i ghiacci con Alvaro Morte de La Casa di Carta, è la migliore serie Amazon dell’estate: un thriller claustrofobico che vi terrà col fiato sospeso.  

Se in questo torrido agosto siete alla ricerca di qualche sano brivido The Head è la serie che fa per voi. Ambientata in Antartide, a metà strada tra giallo e thriller, questa produzione internazionale è la più interessante novità Amazon Prime delle ultime settimane.

Lo show, di matrice spagnola, vede infatti il coinvolgimento del gruppo audioviso Mediapro (Spagna), Hulu Japan e HBO Asia, per un progetto di ampio respiro che conta su un cast assolutamente cosmopolita.

Nella serie troviamo tanti volti noti agli amanti della serialità: Alvaro Morte, il celebre professore de La Casa di Carta, John Lynch (The Terror, I Medici, The Fall),  Alexandre Willaume (Deep State, The Last Kingdom), Richard Sammell (Il Nome della Rosa, The Strain) e Laura Bach (Gangs of London), passando per la star giapponese Tomohisa Yamashita fino all’emergente e bravissima Katherine O’Donnelly.

La serie

The Head si apre mostrandoci il gruppo di ricercatori della missione Polaris VI festeggiare la fine dell’estate e l’arrivo di un lungo inverno che prevede 6 mesi di buio totale.

Il cambio di stagione segna anche il dimezzamento del personale presente nella base, nella quale resteranno soltanto una decina di persone con lo scopo di continuare gli importanti studi legati ai cambianti climatici condotti in primis dell’illustre biologo Arthur Wilde (Jonh Lynch).

Il capitano della missione estiva Johan Berg (Alexandre Willaume) lascia così la stazione e la moglie Annika (Laura Bach), ricercatrice ed aiutante di Wilde con l’accordo di tornare con la bella stagione, momento in cui la base tornerà a funzione a pieno regime.

Quando ormai mancano poche settimane al rientro del personale estivo le comunicazioni radio si interrompono inspiegabilmente. Al suo arrivo Johan troverà ad attenderlo il peggiore degli scenari: sette morti, due dispersi (tra i quali la sua Annika) e due sopravvissuti.

In attesa della polizia sarà costretto a trasformarsi lui stesso in un investigatore improvvisato per scoprire la verità sul massacro occorso e tentare di salvare la moglie scomparsa…

The Head, sfida vinta

La serie , ideata e scritta dai fratelli barcellonesi Alex e David Pastor e diretta dal madrileno Jorge Dorado coglie nel segno e vince la sfida di riuscire a trasporre un giallo dall’impianto classico – pensiamo ad Agatha Christie e a romanzi culto come Dieci piccoli indiani o Assassinio sull’Oriente Express – tra i ghiacci del Polo Sud, combinandolo con il thriller psicologico, senza fare mancare una buona dose di azione ed adrenalina

La narrazione si divide principalmente su due piani temporali, ossia il presente nel quale Johan sta investigando ed i ricordi confusi e discordanti dei due sopravvissuti, attraverso i quali il capitano ricostruisce faticosamente i fatti accaduti nella stazione. Scelta che dobbiamo dire si rivela azzeccata nel conferire un certo ritmo e nel fare aumentare in maniera esponenziale il tasso di thrilling. 

L’ambientazione del tutto suggestiva è uno dei punti di forza dello show e finisce con l’essere una protagonista aggiunta della storia. Un esterno ostile, ghiacciato e buio (filmato in Islanda) ed un interno (quello della base, girato a Tenerife) nel quale si aggira un misterioso assassino creano da subito un’atmosfera claustrofobica e malsana che non può non catturare l’attenzione dello spettatore.

Non a caso nel pilot viene esplicitamente citata La cosa di John Carpenter, che i ricercatori vedono in gruppo  come rito di iniziazione per i nuovi collaboratori appena arrivati…

Un richiamo quanto mai azzeccato che ci fa subito capire che nel corso della missione Polaris VI potrà succedere qualcosa di non esattamente piacevole anche se The Head non percorre la strada dell’horror e della fantascienza, ma si concentra nello sviluppo del tipico enigma della stanza chiusa, aggiungendo qualche sporadico momento di riflessione su temi quali i cambiamenti climatici e la difficoltà da parte delle donne di farsi strada in un settore, quella della scienza, nel quale imperversa ancora un certo maschilismo.

Quando il genere convince

La serie funziona però soprattutto nella sua intenzione di essere un (bel) prodotto di genere, senza troppe pippe mentali. In questo senso aiuta certamente il formato dei sei episodi autoconclusivi che conferisce alla storia grande compattezza e la possibilità di non perdersi in quei finali aperti – spesso scritti in virtù di seconde stagioni che mai verranno – che troppo spesso rovinano show di alto livello.

The Head è insieme a Gangs of London una delle migliore sorprese viste fino ad ora nell’estate 2020. Un bel giallo tra i ghiacci che non potrà non accendere la vostra curiosità e costringervi al binge watching fino all’inaspettata risoluzione finale.

Per restare in tema potremmo semplicemente dire che non guardarla sarebbe un vero delitto. 

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