The Last Days of American Crime è l’ennesima scommessa action persa da Netflix. Un film completamente inutile, nonostante la buona performance di Michael Pitt.

Dopo l’infausto carrozzone di 6 Underground di Michael Bay ed il discreto Tyler Rake, Netflix si ributta nel filone action lanciando direttamente sulla piattaforma questo The Last Days of American Crime, specie di thriller distopico basato sull’omonima graphic novel di Rick Remender e Gregg Tocchini.

L’idea di per sé potrebbe essere piuttosto originale e portare all’orgasmo molti dei complottisti che – ahimé –  ci circondano, in un’epoca in cui per tanti dietro al Covid 19 si nasconderebbe Bill Gates (Bil Gheits) ed il suo fantomatico chip (cip, fratello di ciop): negli Stati Uniti del 2025 il governo mette a punto un segnale radio capace di inibire nella popolazione la volontà di compiere qualsiasi tipo di azione criminale.

A una settimana dall’attivazione del sistema alcuni delinquenti decidono di organizzare un ultimo memorabile colpo per dividersi un lauto bottino prima che sia troppo tardi.  Un soggetto interessante che potrebbe  prendere  diverse direzioni, ma che purtroppo non trova nella regia di Olivier Megaton uno sviluppo degno di questo nome.

Se guardiamo nel curriculum del suddetto cineasta troviamo infatti robe come Transporter 3, Colombiana ed i due seguiti di Taken, non certo opere maestre del cinema d’azione.

Ed infatti il nostro “Megatone” trasforma un’idea  accattivante in un tedioso racconto dall’impianto narrativo traballante e farraginoso, farcito di ovvietà, personaggi caricaturali, buchi di sceneggiatura con una regia che tra inseguimenti, scazzottate e sparatorie si trascina stancamente verso ad un finale che lo spettatore anela già dopo una mezzoretta.

Il finale, già. Raramente mi era capitato di vedere un film (di qualsiasi genere) con quattro o cinque finali che si susseguono. Voglio dire, negli ultimi 20 minuti il regista ti fa pensare più volte che il film sia terminato…e invece, ogni volta, un bel colpo di scena assolutamente inutile, in grado di fare bestemmiare pure un devoto di Padre Pio.

Peccato davvero, perché il cast di questa zozzeria non era neanche malvagio: a parte il bietolone protagonista, Edgar Ramirez (già reo di aver distrutto il Bodhi di Point Break, cosa che non gli perdonerò mai), troviamo infatti il redivivo Michael Pitt (Last days, Funny Games), Sharlto Copley (Distric 9, Chappie), e la brava Anna Brewster (Star Wars: Il risveglio della forza).

Ramirez si conferma il manzo di Point Break – ha più espressioni un palo della luce- , Michael Pitt co-protagonista, poveraccio, ce la mette tutta e riesce anche a dare una certa credibilità al suo personaggio psicotico, ma la pellicola non può certo vivere solo sulle sue spalle, ed ogni volta che non è in scena si arranca di brutto…

The Last   Days of American Crime è il classico film d’azione pompato ed innocuo – pare una produzione  di serie B anni ’80, però con i miliardi e gli attori famosi – che più che farti staccare il cervello rischia di friggertelo per bene. Patinatissimo e superfluo si perde tra heist movie e revenge movie senza mai prendere una strada precisa e regalarci una scena una che sia memorabile.

Peccato per Michael Pitt, uno dei migliori attori della sua generazione, che si trova a dover accettare questa monnezza, che senza di lui sarebbe pure peggiore.

Per quanto riguarda Netflix e l’action posso limitarmi a dire: ragazzi, provateci ancora e (magari) sarete più fortunati nello scegliere i progetti da lanciare, sempre che cambiate rotta, sia chiaro…

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