To the Lake, serie russa lanciata da Netflix, racconta una pandemia molto peggiore di quella che stiamo vivendo, dove il virus è l’ultima cosa di cui preoccuparsi…

Che c’è di meglio di vedere una serie su di una pandemia durante una pandemia? È questa la domanda che Netflix deve essersi posta quando ha acquistato i diritti di To the Lake (titolo originale Epidemya), tv show di produzione russa trasmesso in patria nel 2019 e lanciato recentemente sulla piattaforma streaming, che sta ricevendo un’ottima risposta sia dalla critica che dagli spettatori.

Considerato quanto successo con Contagion la scorsa primavera, il meccanismo perverso che porta il pubblico a cercare film e prodotti televisivi in qualche modo relazionati alla realtà che stiamo vivendo dovrebbe diventare oggetto di un qualche studio sociologico. Certo è che la proposta di questo tipo di contenuti, in termini di ascolti e gradimento, sembrerebbe funzionare.

To the Lake, che dunque è stata pensata, girata e distribuita in patria prima del Covid ha tutte le carte in regola per sembrare una instant serie (maronn’, quante ne sanno i furbetti di Netflix?!) ed è proprio questo a renderla ancor più turbante, considerati i tempi grami che l’umanità sta affrontando.

Un virus estremamente letale

Ovviamente il virus della fiction è molto più letale, gli infetti vengono brutalmente uccisi, le forze armate si convertono in bande criminali, ma alcuni dei sentimenti che emergono nel corso delle otto puntate sono molto vicini a quelli che abbiamo provato in questo infausto 2020: una costante paura per sé e per i propri cari, l’incertezza per il futuro, l’incubo di perdere i propri affetti.

Ed è proprio sulla dimensione umana che la serie punta riuscendo a ritagliarsi un suo spazio in un filone affollato da prodotti spesso ripetitivi e non all’altezza delle aspettative. To the Lake parte infatti dalla crisi scatenata dalla pandemia per poi spostare l’attenzione sulle dinamiche che si creano tra i suoi protagonisti, ossia due famiglie disfunzionali in fuga da Mosca, e sulla perdita di valori che la civiltà si troverebbe ad affrontare di fronte ad un evento disastroso senza precedenti.

Comincia tutto a Mosca

La storia comincia appunto nella capitale russa, dove nel giro di pochi giorni un misterioso virus polmonare, dal decorso rapidissimo, inizia a decimare la popolazione. Sergei (Kirill Käro), uomo conteso dall’ex moglie Irina (Maryana Spivak) e dalla nuova compagna Anna (Viktoriya Isakova) decide di fuggire insieme alle due donne ed ai figli, al padre ed agli insopportabili vicini verso un lago nell’amena regione della Carelia, dove spera di poter evitare militari ormai fuori controllo e le forze repressive di quello che ha ormai tutto l’aspetto di un regime. Il viaggio sarà però ricco di brutte sorprese ed immancabili imprevisti.

Il tema principale è quello della lotta per la sopravvivenza in un mondo privo di regole, dove carte di credito e contanti non hanno più alcun valore, mancano elettricità e carburante ed il cibo inizia a scarseggiare. Una società nella quale gli istinti più bassi degli esseri umani, accecati dal panico, prendono il sopravvento e diventano più pericolosi della malattia stessa.

To the Lake, una serie tratta dal romanzo Vongozero di Yana Vagner

Basato sul romanzo Vongozero di Yana Vagner, To the Lake è una serie che pur partendo con un’introduzione piuttosto prevedibile lascia spesso fuori campo la pandemia e gli infetti per concentrarsi sulle dinamiche che si instaurano tra i personaggi in fuga e sulla loro lotta contro le molteplici insidie esterne. In bilico tra distopia, catastrofico e dramma famigliare la serie mantiene sempre una buona dose di tensione fra cadaveri, episodi di cannibalismo, segreti, torture e colpi di scena mai forzati.

Pollice in su per questa avvincente  produzione russa, le cui due puntate conclusive, sanguinose ed imprevedibili, chiudono alla perfezione uno show dal  finale aperto che fa pensare ad uno scontato sequel. Sempre che nel frattempo la realtà non superi la fantasia…   

   

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