“Cosa?”
“Quel deficiente di Folco pensava bastasse giocarla una volta. Pensava che questi numeri sarebbero stati validi per sempre. E’ dal 2002 che controlla sempre la stessa schedina!”
Nel bar calò un silenzio irreale.
Duilio iniziò a piangere come un bambino, altri bestemmiarono senza ritegno, la Antonia si lasciò cadere a gambe aperte in una sedia di fronte a lei.
Lo sconforto di quella notizia durò a lungo, fino a quando Marino Maschio, dopo essersi soffiato il naso ed asciugato le lacrime, fece notare ai suoi compagni un’evidenza a cui nessuno di loro aveva ancora pensato.
“I giornali però hanno parlato di un vincitore e noi sappiamo che non è stato il mongolo a vincere…”
Ancora silenzio.
La Antonia si rialzò dalla sedia sgranando gli occhi.
“Ma allora ci deve essere qualcun altro in paese che ha la schedina buona e qui, come sappiamo tutti, non siamo in molti a giocare.”
Tutti si guardarono.
Poi il guardarsi diventò ben presto un osservarsi e l’osservarsi divenne infine una serie di sguardi torvi…