Ma mentre le forze della natura si concentravano per fare un mazzo tanto al paesino di Masi, un cittadino di quella piccola comunità si apprestava a divenire uno dei milionari più facoltosi ed invidiati d’Italia.

Il black out della notte precedente si era protratto fino a mattina e, vista la situazione, gli abitanti non si erano minimamente interessati a chi, se e dove fosse stato vinto il primo premio del superenalotto.
La notizia venne alla ribalta solo a pomeriggio inoltrato, quando qualcuno al bar del paese notò il titolo a caratteri cubitali stampato nella seconda pagina de “Il Mattino di Padova”.
“La fortuna bacia il paese di Masi” c’era scritto.
“Fortuna?” disse ad alta voce il lettore allibito.
“Ma fortuna un casso! Una tromba d’aria ha spassato via il paese e questo coglione di giornalista viene a parlare di fortuna!”
Smaltita l’incazzatura, però, nella testa del sessantenne Mario Erle cominciò ad insinuarsi una domanda. Chi mai aveva potuto vincere quella carretta di soldi?
Non riuscì a darsi una risposta e questo tornò a farlo incazzare nuovamente.
Ne parlò allora con la Antonia, sciatta donna anche lei verso i sessanta, nonché titolare di quello sciatto ritrovo di paese.
La donna, dopo aver tracannato un bicchiere di Merlot ed essersi pulita i baffi con il dorso della mano, indugiò ancora qualche istante prima di rispondere.
“Chiunque sia il bastardo non se li merita tutti quei soldi. Tu hai perso metà delle tue vacche questa notte. Io non ho più il tetto della casa. Alla Iole è caduto un albero diritto sul tetto della sua nuova Fiat seicento e gliela ha divisa in due! Tutti abbiamo perso qualcosa e questa merda ha guadagnato settanta milioni di euro. Spero che almeno li spenda tutti in medicine! Dovrebbe dividerli con noi, ecco cosa dovrebbe fare.”

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