Mario Erle ragionò sulle parole della donna e concluse che alla fine aveva proprio ragione.
Nei giorni seguenti il sentimento dei due contagiò un po’ tutti gli avventori del bar ed una discreta parte del paese.
Assieme all’inattesa ondata di odio si fece strada pure la diffidenza.  Ogni abitante di Masi, infatti, riteneva di sapere il nome del fortunato vincitore. Bastava un nulla per scatenare le più fervide fantasie popolari.
“Antonio ha già cominciato a ricostruire la stalla…..ecco, vuol dire che ha i soldi….allora è lui!”
“Ho visto Sergio questa mattina davanti ad un concessionario di auto. Ecco, allora è  lui!”
Ovviamente l’ottusità delle persone non le portò a chiedersi se il povero Antonio potesse aver messo da parte, nell’arco di una vita intera di lavoro, un piccolo gruzzolo per ogni evenienza, oppure se il Sergio, dopo che la tromba d’aria gli aveva distrutto la macchina, fra le altre cose assicurata, adesso avesse l’esigenza di acquistarne un’altra.
Ad ogni modo nessuno sospettò di Folco fino a quando, una sera al bar, pagò da bere a tutti i presenti. Ben inteso che non fece alcun tipo di annuncio, si limitò solamente a pagare, ma questo bastò a scatenare le occhiate prima perplesse e poi maligne di tutti i presenti.
Folco abitava in una casa singola appena fuori Masi. Viveva in quel posto da sempre e dal paese praticamente non si era mai allontanato. Il padre era morto una decina di anni prima, raggiunto un paio d’anni più tardi dalla moglie. A quel punto lui si era ritrovato solo. Nato e cresciuto con un ritardo mentale che gli consentiva a malapena di essere autosufficiente, Folco era solito andare al bar ogni sera, dopo cena, per farsi un paio di Nardini bianche.