Folco vide prima il viso del muratore, poi, ad ogni colpo di intermittenza cominciò a vedere anche tutti gli altri. Tutti riuniti in silenzio attorno al suo letto. Si accorse fra i lampi di luce e buio degli occhi che lo osservavano. Occhi freddi, avidi e bramosi.
“Vacca boia!” disse.
La Antonia lo colpì al volto con la base in ottone di una lampada che aveva trovato appoggiata sul  comodino. Il colpo non fu troppo duro, ma sufficiente per ridurgli il naso in poltiglia.
L’uomo rimase senza parole. Li aveva ormai riconosciuti tutti e questo aumentò il suo senso di incredulità.
Un altro flash di luce, il tempo di vedere Duilio Barbato con un grosso sasso in mano.
Un colpo tremendo ed un rumore sordo, come di qualcosa che si crepa.
“Vacca boia” rantolò Folco soffocato dal sangue.
Un altro flash, l’ultimo.
Mario Erle tiene in mano un pesante posacenere in marmo.
Buio.
Luce.
Il posacenere è piantato al centro della fronte di Folco.
E’ finita.
La Antonia accende la luce della camera e tutti assieme osservano l’uomo.
Gli schizzi di sangue disegnano una specie di aureola nel muro posto dietro alla testa del morto.